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Il TIR nel passaggio a livello resta fermo sui binari, il treno deraglia

Due morti e una ventina di feriti sulla linea Torino-Ivrea

24-05-2018 13:17

Il TIR nel  passaggio a livello  resta  fermo sui binari, il treno deraglia

 

Il locomotore ha investito in pieno il rimorchio del camion, deragliando e trascinando con sé altri due vagoni che si sono ripiegati su se stessi finendo a ridosso di una casa cantoniera.

Il grave incidente è avvenuto ieri sera sulla linea ferroviaria Torino-Ivrea, all'altezza del comune di Caluso. Il treno regionale 10027 ha travolto un tir, fermo sui binari all'altezza di un passaggio a livello. L'impatto, violentissimo, ha causato il deragliamento del locomotore e di due vagoni. Il locomotore ha investito in pieno il rimorchio del camion, deragliando e trascinando con se altri due vagoni che si sono ripiegati su se stessi finendo a ridosso di una casa cantoniera. Una delle due vittime è il macchinista, morto sul colpo. L'altra è uno degli addetti alla scorta tecnica del Tir.

"E' stato terribile, ho avuto paura di morire", racconta in lacrime una passeggera che nell' incidente si è rotta una gamba. La capotreno è in gravi condizioni: intubata e in coma farmacologico, la donna - incastrata tra le lamiere dei vagoni per un'ora prima che i soccorritori potessero recuperarla - ha riportato numerosi traumi da sindrome da schiacciamento e una frattura al bacino per la quale si trova ora in sala operatoria al Cto di Torino. Attivate le procedure previste per le maxi-emergenze, sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri e 118, che ha allestito un ospedale da campo.

L'incidente alle 23.20 circa.

 Secondo una prima ricostruzione dei tecnici di Rfi, il treno partito alle 22.30 dalla stazione di Torino Porta Nuova ha urtato il tir, un trasporto eccezionale con targa lituana che, non è ancora accertato con sicurezza per quali ragioni,  era fermo sulla sede ferroviaria. Il macchinista avrebbe azionato il freno d'emergenza, ma non ha potuto evitare l'impatto, violentissimo.

Tre delle cinque vetture del convoglio, quelle di testa sono deragliate, finendo nei campi vicini. Un palo della luce è stato abbattuto, i cavi dell'alta tensione tranciati. Sfiorata anche una casa cantoniera. Il macchinista, residente a Ivrea, è morto sul colpo. Incastrati tra le lamiere, i feriti sono stati estratti dai vagoni uno ad uno. I più gravi sono poi stati trasportati con l'elisoccorso all'ospedale Cto di Torino. Gli altri, invece, sono stati accompagnati in ambulanza negli ospedali di Chiavasso, Ciri, Ivrea e San Giovanni Bosco di Torino.

Tra le ipotesi, un difetto al funzionamento delle sbarre del passaggio a livello o che "l'autista del camion possa aver forzato il blocco mentre scendevano le sbarre", ha detto il procuratore capo di Ivrea che coordina le indagini, Giuseppe Ferrando. A bordo del treno, l'ultimo della giornata su quella tratta, c'erano tra 40 e 50 passeggeri, ha riferito il comandante provinciale dei carabinieri Emanuele De Santis, molti rimasti incastrati tra le lamiere.

Potrebbe essere accaduto che il Tir, con targa lituana, procedeva a passo d'uomo con l'ausilio di tecnici a terra quando le sbarre del passaggio a livello si sono abbassate incastrando il cassone del mezzo mentre la motrice aveva già superato i binari.

"Mi sono sentita spingere da dietro, sono caduta e ho iniziato a girare dentro il vagone picchiando ovunque", racconta in lacrime una passeggera ferita che si stava recando a Ivrea, da dove avrebbe poi proseguito il suo viaggio per Aosta. "E' stato come un terremoto", aggiunge un altro passeggero, rimasto illeso. "Ditelo che la colpa è di quel camion - sostiene parlando con i giornalisti - perché anche io sono un camionista e so cosa vuol dire...".

L'autista del tir indagato per disastro

 E' indagato per disastro ferroviario D. Z., l'autista lituano di 39 anni alla guida del tir. L'uomo sarebbe risultato negativo all'alcoltest. A coordinare le indagini sull'incidente è il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando.

Il grave incidente di Caluso riporta alla massima evidenza il problema dell’ammodernamento tecnologico del trasporto su ferro e del trasporto pubblico; per il trasporto privato c’è una fervente attività di ricerca, si progettano strade intelligenti, si diffondono le vetture connesse, e è possibile ormai sapere praticamente dove si trovi ogni vettura (elaborare questa massa di dati è un problema gigantesco), e si parla di guida automatizzata.

Un commento

Riporta così un comunicato del CAT- Coordinamento Autotorganizzato Trasporti: “…nelle linee regionali dove lo “sfondamento” delle sbarre di un P.L. non genera un allarme istantaneo in cabina di guida, come invece avviene nelle direttrici principali dove ci sono le “correnti codificate” con la ripetizione dei segnali in macchina. Su queste linee regionali qualsiasi ostacolo sulla linea non viene segnalato in cabina di guida e ciò è intollerabile visto che con un investimento tecnologico non eccessivo anche queste anormalità possono essere opportunamente segnalate per tempo al macchinista determinando una maggior sicurezza della circolazione ferroviaria. Occorre poi aumentare gli stanziamenti economici e velocizzare le opere per eliminare tutte le interferenze tra strada e ferrovia soprattutto sulle linee regionali dove i passaggi a livello continuano a creare questi disastri. Paradossalmente invece assistiamo basiti all'attrezzaggio di locomotive e carrozze pilota con un pedale da premere a tempo da parte del macchinista e che vogliono spacciare per un sistema di sicurezza!!!! Infatti, il famigerato “pedale ad uomo morto” è recentemente tornato di "moda" in ferrovia con l’illusoria ed ingannevole denominazione di “vigilante”. Come già successo nell'incidente di Crevalcore (Bo) del gennaio 2005 anche in questa occasione tristissima il pedale ha dimostrato tutta la sua inutilità dal punto di vista della sicurezza acuendo anzi problematiche ben conosciute dall'azienda relative allo stress da lavoro correlato. … Auspichiamo che tutto ciò porti ad una riflessione sugli investimenti necessari per trasferire i sistemi di sicurezza più performanti anche alle linee regionali.

Una rete di trasporto su ferro “smart” e potenziata

In ogni studio e ipotesi per la riduzione dell’inquinamento chimico da trasporti (che include polveri sottili, ossidi di azoto, diossido di carbonio, polverino di gomma, eccetera) e della congestione da traffico, la parte del leone la fa il potenziamento del trasporto pubblico, e in particolare del trasporto su ferro; di fatto  la motorizzazione privata continua a crescere, o non diminuisce a sufficienza.  Affinché il trasporto pubblico locale (urbano o regionale) sia scelto rispetto a  quello privato è indispensabile che siano adottate le tecnologie più nuove, che siano eliminati il più possibile i passaggi a livello, che la vigilanza dei conducenti abbia tutte le facilitazioni possibili, eccetera. Il dispositivo vigilante “a uomo morto” viene utilizzato con modalità analoghe anche per gli autocarri e nelle gru; ad esempio nelle manopole di comando di alcune gru è presente un tasto che abilita il funzionamento della gru solo se costantemente premuto; ovviamente l’operatore della gru lo agisce forse per qualche minuto; ancora più ovviamente su mezzi di trasporto con molti passeggeri il doppio conducente aumenta la sicurezza (quante volte sugli autobus di una grande città desideriamo il ritorno del bigliettaio?  Assisteva il conducente, combatteva contro chi non voleva pagare il biglietto, vigilava sulla vettura).

La persona che deve andare da A a B sceglie il mezzo di trasporto tramite una valutazione abbastanza complessa; la sicurezza percepita, anche del mezzo treno, è essenziale.

Quello avvenuto a Caluso, nel Torinese, è l'ultimo incidente ferroviario in Italia.  Solo a gennaio il deragliamento di un convoglio Trenord a Pioltello, alle porte di Milano, aveva provocato tre morti e cinque feriti gravi. In passato   sono state migliaia le persone morte in incidenti ferroviari, spesso in tratte locali.

Tra i primi vi è il disastro di Balvano, in provincia di Potenza, il 3 marzo 1944, quando un treno merci speciale rimase bloccato nella galleria delle Armi, nei pressi della stazione di Balvano-Ricigliano. La quantità eccessiva di monossido di carbonio, sprigionata nell'aria, fece perdere i sensi al personale e ai passeggeri, che usavano abusivamente il treno merci. Nella tragedia morirono più di 500 persone.

Ecco i principali incidenti degli ultimi anni.

 Piacenza, 12 gennaio 1997: il Pendolino ETR.460, denominato 'Botticelli', parte della stazione di Milano Centrale in direzione Roma. A bordo, 167 passeggeri. Il treno è costretto a una sosta tecnica per il blocco di una porta guasta ma riprende poco dopo la corsa. Nei pressi della stazione di Piacenza, imbocca una curva a una velocità superiore rispetto a quella consigliata: deraglia e la carrozza di testa si ribalta. Muoiono i due macchinisti, due agenti della Polfer, due hostess e due viaggiatrici. I feriti sono 29. A bordo del treno anche l'allora senatore Francesco Cossiga, rimasto illeso.

Crevalcore, 7 gennaio 2005: un treno interregionale, con a bordo 200 passeggeri, proveniente da Verona e diretto a Bologna, e un treno merci in arrivo da Roma si scontrano su un binario unico. L'impatto, che sventra completamente la prima carrozza del treno passeggeri, provoca 17 morti e 80 feriti.

Viareggio, 29 giugno 2009: a causa della rottura del carrello del carro cisterna, il treno merci 50325 Trecate-Gricignano deraglia dopo avere passato la stazione di Viareggio, in Toscana. Trasporta Gpl che fuoriesce dalla cisterna danneggiata nell'incidente provocando un incendio. Immediatamente le fiamme avvolgono strade e vie, trasformando Viareggio in un inferno di fuoco. I morti sono 33: undici persone muoiono subito, altre venti nelle settimane e nei mesi successivi per le ustioni riportate. Due anziani muoiono di infarto, forse a causa dello spavento dovuto all'esplosione.

Laces, 12 aprile 2010: una frana procura il deragliamento di un treno regionale che stava percorrendo la ferrovia della Val Venosta nella tratta tra Laces e Castelbello, nei pressi della città di Merano in provincia di Bolzano. Il treno precipita nella vallate sottostante e si incastra tra gli alberi, che impediscono che cada nel fiume Adige. Muoiono nove persone e i feriti sono ventotto.

Andria, 12 luglio 2016: due treni della società Ferrotramviaria si scontrano lungo la ferrovia Bari-Barletta tra le stazioni di Andria e Corato. La collisione provoca 23 vittime e 57 feriti.

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