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Se il guidatore è dimenticato i punti della patente sono salvi

Non è più automatica la sanzione per chi non indica chi fosse alla guida nel momento di un'infrazione del codice della strada, se c’è una ragione

17-05-2018 15:25

Se il guidatore è dimenticato  i punti della patente sono salvi

 

«Non ricordo chi fosse alla guida. È passato tanto tempo e l'auto la usiamo in famiglia, in più persone». Con questa  motivazione, secondo la Cassazione, si evita di pagare le sanzioni aggiuntive nel caso di multe – notificate magari dopo 90 giorni – che prevedono l'individuazione del conducente per la decurtazione dei punti sulla patente.

 La Suprema Corte, infatti, ha chiarito che la valutazione spetta al giudice, il quale dovrà verificare di volta in volta la validità dei motivi per cui potrebbe essere giustificato un «vuoto di memoria» su chi guidava.

Questo prevede l'ordinanza 9555 depositata dalla Seconda sezione civile, che respinge il ricorso del Comune di Bari contro la proprietaria di una vettura sorpresa in infrazione il 6 marzo 2007, con verbale notificato dopo tre mesi. La signora aveva risposto «di non essere in grado di indicare le generalità di chi era alla guida al momento della originaria infrazione a causa sia del notevole tempo trascorso tra l'infrazione e la notifica del verbale di accertamento, sia del fatto che il veicolo era utilizzato oltre che da lei anche dal marito e dalle sue due figlie».  E nonostante il ricorso del Comune di Bari, la Cassazione ha deciso che «se resta in ogni caso sanzionabile la condotta di chi semplicemente non ottemperi alla richiesta di comunicazione dei dati personali e della patente del conducente, viceversa laddove la risposta sia stata fornita, ancorché in termini negativi, resta devoluta alla valutazione del giudice di merito la verifica circa l'idoneità delle giustificazioni fornite dall'interessato ad escludere la presunzione di responsabilità che la norma pone a carico del dichiarante».

Potrebbe sembrare una scusa, un' ipotesi che finora la legge non prendeva nemmeno in considerazione. Invece la Cassazione ha ritenuto che è una motivazione che ha il suo fondamento e quindi può essere messa in campo per non pagare le sanzioni aggiuntive. In realtà è quasi normale che di una vettura utilizzata da più persone, più o meno sugli stessi percorsi (magari vicino casa), il proprietario non ricordi con certezza dopo diversi mesi chi si trovasse al volante in una determinata ora della giornata.

Se il ricordo non fosse preciso si rischierebbe l' ingiustizia di togliere i punti alla patente di una persona che non ha commesso l' infrazione, quindi sarebbe anche disatteso l' obiettivo di fermare prima o poi (ritiro del permesso di guida perché i punti sono azzerati) chi non rispetta le regole della circolazione stradale. Su questo aspetto la Suprema Corte si era già espressa e proprio in seguito a quella sentenza vennero fuori le sanzioni aggiuntive penalizzando, spesso ingiustamente, chi non ha memoria d' elefante.

 Quando venne introdotta in Italia la decurtazione dei punti dalla patente (nel luglio del 2003), infatti, il «non ricordo» era ancora più bandito, tanto che se non veniva comunicato chi era al volante i punti venivano automaticamente sottratti dalla patente dell'incolpevole proprietario. Una prassi che dopo diversi anni venne appunto fermata dalla Suprema Corte.

 Il principio è lo stesso e ora la Cassazione lo ha riconosciuto: se il proprietario effettivamente non ricorda chi era al volante al momento della multa non è giusto togliergli i punti dalla sua patente, ma non è nemmeno giusto fargli pagare una sanzione aggiuntiva. Anche perché in Italia non c' è alcuna legge o regolamento che preveda venga registrato con precisione da qualche parte chi sta guidando i veicoli nelle varie ore della giornata.


 

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