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Omicidio stradale, aggravante se l’auto è di un prestanome

Lo chiede l'ASAPS dopo l’ennesimo incidente

06-06-2018 10:45

Omicidio stradale, aggravante se l’auto è di un prestanome

 

E’ frequente: qualcuno  guida un’auto di proprietà altrui. Per non pagare le multe, non essere rintracciato e avere massima libertà d’azione. Lo stesso qualcuno, in un incidente, uccide una persona, scappa (diventando un pirata della strada) e viene condannato per omicidio stradale con omissione di soccorso. Ossia per omicidio colposo: dovuto a imprudenza, imperizia.

A questo punto sorge una domanda: è giusto che questo criminale venga imputato di omicidio stradale come un’altra qualsiasi persona? No, secondo l’Asaps: “Non è più accettabile che in Italia ci si faccia beffa delle leggi per uccidere sulle strade e non si vada subito in galera”. Il riferimento è concreto, a un caso scoperto di recente dalla Polizia Municipale di Roma: la macchina fuggita era intestata a un prestanome, “a uno di quei tanti soggetti che per pochi euro vendono i documenti personali che permettono l'intestazione fittizia anche di 400 veicoli a una sola persona, grazie al cosiddetto mini-passaggio”.

Il fatto è che queste vetture sono spesso senza assicurazione Rc auto e senza la revisione periodica obbligatoria per legge. In caso di sinistro, sono elevatissime le probabilità che il guidatore, non proprietario del mezzo, scappi divenendo pirata della strada. Così come è più facile che questi veicoli vengano utilizzati da conducenti senza patente per commettere altri reati come furti, rapine, danneggiamenti ai bancomat. Ecco perché, stando all’Asaps, un omicidio stradale con l’aggravante dell’auto intestata ad altri sarebbe opportuno: farebbe da deterrente, nel tentativo di arginare il fenomeno.

 

Serve quindi una modifica al reato di omicidio stradale. Di qui, l’appello dell’Asaps al Governo: “L'utilizzo di un veicolo intestato a un prestanome deve diventare aggravante per i reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali, e l'elenco dei prestanome deve diventare da subito disponibile all'interno del Pubblico Registro Automobilistico a cui afferiscono i blocchi anagrafici disposti da alcune Procure, come sta facendo quella di Milano”. L’obiettivo? facile: “Il lavoro delle Forze di Polizia e delle Polizie Locali sarebbe più semplice e facilitato. Oggi questi veicoli creano nuovi pericoli sulle strade e vanno fermati senza indugio con nuovi strumenti legislativi”.

 

Sul tavolo della sicurezza stradale, restano poi altri due problemi. Anzitutto, l’omicidio stradale va a penalizzare anche chi, per una grave imprudenza, causa lesioni oltre i 40 giorni: c’è la sospensione della patente. In realtà, la legge era nata con l’intento di punire chi guida ubriaco o drogato, e i pirati della strada. La seconda questione è che la guida senza patente è stata depenalizzata a febbraio 2016 dal Governo Renzi: l’automobilista evita il processo penale, subisce il doppio dell’ammenda prevista in precedenza (ora 5.000 euro) e il fermo amministrativo dell’auto per 3 mesi. Il reato c’è solo in caso di recidiva nel biennio. Secondo il procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, “bisognerebbe sanzionare con il carcere la guida senza patente, in stato di ebbrezza e senza copertura assicurativa”. Per arginare il fenomeno delle mine vaganti senza patente, con vetture intestate ad altri e non in regola.

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