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Il Traffic Message Channel (TMC) è un servizio dati che viene trasmesso "paralellamente" all'audio, sfruttando il canale Radio Data System (RDS). Infatti l'RDS offre moltissime altre funzioni, oltre quella banale di far leggere il nome dell'emittente sul display della radio. Il TMC contiene tutte le notizie sul traffico rese disponibili dal CCISS (Centro Coordinamento Informazioni Sicurezza Stradale) e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Chi dispone di un autonavigatore che fornisce le informazioni in tempo reale sfrutta appieno il servizio RDS-TMC poiché l'autonavigatore usa una piccola radio FM per riceverle. La distribuzione del servizio RDS-TMC della RAI è totalmente gratuita essendo la RAI il Broadcaster Pubblico.
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Dodicesimo rapporto sulla comunicazione - Censis UCSI

L'economia della disintermediazione digitale

18-05-2015 06:00

Dodicesimo rapporto sulla comunicazione - Censis UCSI

I consumi mediatici  per la mobilità degli italiani sono in continua e rapida evoluzione: notiziari radio e video, app per smartphone, web, trasmissioni digitali (anche se non se ne rende conto, chi usa una navigatore è collegato a più  sorgenti di dati); per non dimenticare l’uso a volte suicida (se si è alla guida) di telefonini, smartphone e tablet.

Tutto questo si innesta nel più ampio consumo di media.   Moltissime di queste informazioni sono (apparentemente) senza intermediari: dalle app, agli SMS, al web, sembra che tutto sia generato gratuitamente e arrivi gratuitamente. “Sembra” perché in realtà tutto passa attraverso sistemi complicatissimi e globalmente costosissimi, e ogni apparentemente innocuo “click” ha un aspetto finanziario, e  per di più è perfettamente individuabile.

Oggi gran parte delle informazioni sulla mobilità sono ottenibili grazie ai “sensori mobili” collocati sulle vetture dalle Assicurazioni, che danno un quadro comprensivo anche se non completo né del tutto affidabile per ragioni statistiche della circolazione, grazie all’uso massiccio e costoso delle tecnologie elettroniche. Ogni innovazione tecnologica si riflette sulla mobilità, e la mobilità è fonte di bisogni soddisfatti dalla tecnologia, o da nuove tecnologie. Se il GPS realizzato dagli USA, con un errore di circa 20 metri, ha creato il settore dei navigatori e della geolocalizzazione, immaginare cosa accadrà quando la precisione con il sistema europeo Galileo (e altri addenda) potrà arrivare a 20 cm è da fantascienziati.

In questo contesto il web non ci basta per capire, perché sul web abbiamo solo quel che qualcuno ha realizzato e pubblicato (il web è “cieco” al mondo fuori dal web): sono necessarie indagini, studi, rilevamenti statistici. Documenti che, grazie direttamente o indirettamente ai finanziamenti pubblici, esistono. Tra essi  il Rapporto Censis-Ucsi  sulla comunicazione si distingue perché si i pone il compito di analizzare le relazioni  che intercorrono tra gli stimoli con cui i diversi strumenti di informazione e comunicazione investono il loro pubblico e le forme di organizzazione della vita emotiva, cognitiva, relazionale che di conseguenza si determinano negli individui. Si vogliono cogliere i cambiamenti del sistema dei  media che si intrecciano con le trasformazioni sociali e si riflettono nei modi  di vivere delle persone.

Nei primi anni della diffusione di massa di internet, quando l’accesso era  garantito da personal computer presenti ormai quasi in ogni casa e quando già se ne esaltavano le grandi potenzialità alla portata di tutti, soltanto pochi tecnologi prevedevano   gli sviluppi attuali e la pervasività di oggi.   Successivamente sono state effettuate moltissime analisi, spesso totalmente fallaci.

Il  DODICESIMO RAPPORTO SULLA COMUNICAZIONE L'economia della disintermediazione digitale di Censis, U.C.S.I. - (Ed. Franco Angeli  - 168 pagine) analizza  i consumi mediatici degli italiani. Tuttavia, nell'ampio e qualificato panorama di ricerche sui media realizzate a getto continuo, il Rapporto Censis-Ucsi fornisce una analisi dettagliata (vedi l'indice) dei tanti settori.




INDICE

Introduzione

I media dopo la grande trasformazione: l’economia della disintermediazione digitale  di Massimiliano Valerii e Settimio Marcelli pag. 77

1. I media dopo la grande trasformazione » 19

1.1. Una mappa di consumi mediatici sempre più smart » 19

1.2. L’evoluzione selettiva dei media nella crisi » 25

1.3. Una mutazione antropologica compiuta » 28

1.4. C’era una volta il palinsesto tv » 30

1.5. Il declino dei lettori » 33

1.6. La rete anticiclica » 37

2. Strumenti e processi dei consumi mediatici degli italiani  al 2015 » 43

2.1. La televisione » 43

2.2. La radio » 51

2.3. I quotidiani » 56

2.4. I settimanali e i mensili » 64

2.5. I libri e gli e-book » 65

2.6. Il telefono cellulare » 72

2.7. Internet » 74

2.8. Gli e-reader e i tablet » 82

2.9. Le app » 85

2.10. I social network » 86

3. L’evoluzione delle diete mediatiche degli italiani » 93

3.1. La marginalità mediatica del cultural divide » 93

3.2. Il superamento del digital divide e l’ampliamento del  press divide » 97

4. Il crescente primato dell’informazione personalizzata » 101

4.1. La nuova gerarchia delle fonti di informazione » 101

4.2. Il diverso appeal dei diversi media » 106

5. Credibilità e reputazione dei media » 115

5.1. La flessione di credibilità dei media tradizionali » 115

5.2. I media emergenti » 119

5.3. La ricetta della credibilità, i fattori di una buona  reputazione » 123

6. Il villaggio digitale » 131

6.1. La città virtuale coincide con quella reale » 131

6.2. L’identikit degli abitanti della città digitale » 132

6.3. La disintermediazione digitale: servizi, formazione,  lavoro » 134

6.4. La disintermediazione digitale: consumi culturali, vita civile e politica, acquisti » 138

6.5. Gli effetti discriminanti della disintermediazione digitale: chi vince e chi perde » 148

7. Il valore extramediale dei media » 151

7.1. La società digitale oltre la comunicazione » 151

7.2. Dall’informazione allo shopping online: la topografia dei comportamenti in rete » 152

7.3. Valori d’uso e valori simbolici dei media digitali » 156

7.4. L’e-commerce tra voglia di risparmio e diffidenza » 162

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