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Metano, procede l’adeguamento della normativa per il rifornimento fai – da – te anche in Italia

Vigili del fuoco, Ministero degli Interni, dei Trasporti e associazioni, hanno concordato le procedure

15-06-2018 06:00

Metano, procede l’adeguamento della  normativa per  il rifornimento fai – da – te  anche in Italia

 

Poco inquinante (di meno inquina solo l’idrogeno), il metano per autotrazione è un combustibile diffuso in Italia. Tuttavia  il rifornimento fai-da-te non è ancora ammesso: in Italia è richiesta sempre la presenza di un operatore, e dato che non c’è l’obbligo “forte” di tenere aperti dei distributori anche la notte, questo rende la vita più difficile a chi possieda un’auto a metano, tanto da scoraggiarne l’acquisto.

Inoltre i distributori a oggi sono presenti in modo disomogeneo su tutto il territorio nazionale, e molti chiudono la sera rendendo impossibile rifornirsi dopo (o prima) di una certa ora.

Fin dal secondo dopoguerra l'Italia è pioniera del settore metano per autotrazione, e tutt’oggi siamo i leader mondiali nella diffusione e nella tecnologia del gas naturale compresso per la mobilità. La rete  di distribuzione, e cioè il numero di stazioni di servizio eroganti metano sulle rete stradale e autostradale, conta oggi circa 1.250 punti  attivi su tutto il territorio nazionale, a eccezione della Sardegna.  In Europa dopo l’Italia, al secondo posto c’è  la Germania con circa 900 punti vendita, ma con soli  100.000 autoveicoli contro il milione  dell'Italia.

 Anche in Italia, però, è necessaria un’unificazione delle regole a livello UE, con il recepimento della Dafi (“Directive on the deployment of alternative fuels infrastructure”), il decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/94/UE che fornisce requisiti e linee guida per la realizzazione di infrastrutture per i combustibili alternativi, e che ha obbligato il Legislatore  a rivedere la normativa di erogazione del metano autotrazione in modalità fai-da-te, per allinearla al resto degli stati UE.

La nuova normativa è  frutto di un tavolo tecnico di lavoro avviato a giugno 2017 e terminato ad aprile 2018, cui hanno partecipato Vigili del fuoco, ministero degli Interni, ministero dei Trasporti e associazioni di categoria, compresa Federmetano.

Il rifornimento potrà essere eseguito anche durante gli orari di chiusura dei distributori fai-da-te a seguito di una formazione specifica mediante tutorial in doppia lingua, senza l’utilizzo della tessera di abilitazione e del circuito di riconoscimento dedicato, sostituiti da abilitazione diretta a mezzo di pagamento elettronico. La responsabilità del rifornimento, inoltre, non sarò più del proprietario o del gestore dell’impianto, ma di chi si rifornisce, che dovrà presentare un’autocertificazione che attesti le competenze nella procedura. Tra le altre modifiche stabilite ci sono inoltre l’inserimento di un pulsante di ritenuta e il riposizionamento di quello che avvia l’erogazione.

Sembra tutto molto complicato, ma è probabile che si ripeta quanto accaduto con i distributori fai-da-te a benzina e gasolio che, almeno nelle città, sono quasi tutti presidiati  (durante gli orari di assenza del personale ufficiale) stabilmente da persone che provvedono  ad attuare loro il rifornimento  in cambio di una mancia; supporto che avvantaggia molti  utenti aggrovigliati nelle  difficoltà con il fai-da-te del distributore e che probabilmente sarà ancora più utile per il rifornimento di metano. Lo sarà ancora di più quando in futuro la normativa sarà estesa, speriamo, al fai-da-te con GPL. Quando ci sarà qualche incidente dovuto a questi benziani "fantasma" sorgerà probabilmente un problema giuridico nuovo, prevedibile ma non previsto, e sarà interessante vedere come sarà risolto.

La proposta di decreto, approvata lo scorso 24 aprile 2018 dal Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi, dovrà ora seguire la procedura di informazione europea, che prevede un periodo di consultazione di tre mesi; il decreto sarà poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale. A oggi lo schema di modifica del decreto non è ancora stato pubblicato.

Se la procedura burocratica  dovesse andare a buon fine, il rifornimento di metano fai-da-te sarebbe reso più facile. Si avrebbe come conseguenza una  minore quantità di CO2 emessa nel ciclo di vita del mezzo. Con il biometano la CO2 diminuirebbe ancora (ma non si azzererebbe perché per produrlo ad oggi si usano energie  non rinnovabili, ad esempio per i trattori). Paradossalmente,  secondo uno studio dell’Adac, l'Aci tedesca, la quantità di CO2 emessa da un mezzo alimentato a biometano sarebbe paragonabile a quella emessa da una paragonabile auto elettrica alimentata da energia derivante da pale eoliche; senza gli svantaggi della scarsa autonomia e dei tempi di ricarica dei veicoli solo elettrici. Inoltre il biometano può essere immagazzinato anche per lungo tempo, l’energia elettrica no, o almeno non in un serbatoio metallico.

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