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Auto a guida autonoma con personalità giuridica

Perché sarebbe difficile individuare le responsabilità

29-05-2018 09:56

Auto a guida autonoma con personalità giuridica

 

Una auto a guida autonoma può essere anche definita un robot, poiché svolge un compito che può essere svolto da un essere umano. Dopo i primi incidenti e i primi morti, sorge la questione di chi sia responsabile dei danni. “Avevano già una soluzione gli antichi romani: a risarcire i danni compiuti da uno schiavo è il suo padrone” secondo Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’Oxford Internet Institute. Per sfuggire il problema si ipotizza si attribuire una “personalità elettronica” alle auto a guida autonoma, ma secondo Floridi:” Attribuire personalità elettronica ai robot rischia di deviare le responsabilità morale e legale dei loro sbagli e usi impropri: i robot potrebbero essere biasimati e puniti invece degli umani”.

Ben 150 esperti di intelligenza artificiale hanno inviato una lettera aperta alla Commissione Europea, contro una risoluzione del Parlamento Europeo che raccomanda, a lungo termine, di “creare uno specifico stato legale per i robot, così che almeno i robot più sofisticati ed autonomi possano avere lo status di “persone elettroniche”, responsabili di risarcire i danni causati”. La motivazione di questa proposta sarebbe che in caso di robot capaci di apprendere e decidere in autonomia, sarebbe difficile far risalire le responsabilità di un reato lungo la catena di produzione. Come dire che, dato che è difficile individuare chi sia il ladro, rubare non è più un reato.

Il costruire robot con le apparenze di un essere umano confonde le idee, fino a spingere alcuni (come il bioeticista George Dvorsky) a concedergli diritti umani, come quello di non essere spenti contro la loro volontà (che è frutto di programmazione del progettista), o a non subire cambiamenti del software contro la loro volontà (che “è” un software realizzato da progettisti), il diritto di replicarsi e la privatezza sui propri stati mentali.

Seconod Joanna Bryson, docente di intelligenza artificiale all’Università di Bath, nel Regno Unito: “Dare status legale ai robot è una pessima idea”, e aggiunge una spiegazione che si può applicare anche alle auto a guida autonoma:” L’unico motivo per cui oggi se ne discute, è perché i costruttori di robot temono di poter finire in prigione o di dover pagare i danni compiuti dai robot che vendono”.  In effetti, se quando si rompe un albero motore si chiedono i danni, se quando si rompe una  macchina da cantiere e muore un operaio vengono inquisiti (e a volte condannati, anche in sede penale) i fabbricanti e i progettisti, perché quando una vettura a guida autonoma causa un incidente con morti e feriti non dovrebbe valere la stessa regola?

Inoltre scaricare la responsabilità sulle vetture a guida autonoma (sui robot) sarebbe assolutamente inefficace per ridurre i reati:” Per avere una personalità giuridica sono necessarie le capacità di conoscere i propri diritti e la possibilità di essere soggetti alle stesse sanzioni legali applicabili agli umani. Ma, ad esempio, non ha senso punire un robot con la detenzione, perché una Intelligenza Artificiale non si preoccupa di cose come l’isolamento, a cui noi umani invece teniamo moltissimo” spiga la Bryson. Inoltre i robot non può sentire frustrazione o dolore; dare personalità giuridica a una auto a guida autonoma (che è un robot) porterebbe al condannare la vettura, che ha investito e ucciso una donna negli USA, a venti anni di cella?  O forse sarebbe più razionale, come gli antichi romani, condannare il padrone dello schiavo?

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