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Local Marketing - Vendita locale

Strategie per promuovere e vendere sul territorio

01-09-2017 09:21

Local Marketing  - Vendita locale

 

Quattro consumatori su cinque utilizzano i motori di ricerca per effettuare una ricerca  su un prodotto, un servizio, che sia disponibile localmente. Un dato che, da solo,  desta  l'interesse di tutte le aziende locali e dovrebbe motivarle  ad avviare progetti di local marketing on line. Tuttavia  ancora oggi, quando la disponibilità di PC e smartphone ha raggiunto la saturazione, il 50% delle PMI non ha un sito web, e il 60% non ha mai investito sui social media. Cosa significa questo? Che  costoro ritengono, o hanno verificato,  non conveniente l’investimento e preferiscono puntare sul servizio faccia a faccia. Forse perdendo così una percentuale non trascurabile, e forse addirittura molto consistente, di fatturato; per esse  c'è un mercato  non ancora esplorato che potrebbe portare grossi vantaggi. L’Italia non è ancora la Cina, dove Alibaba  mette direttamente in contatto piccole aziende sparse sul territorio con la clientela, saltando a piè pari interi passaggi della distribuzione, ma con un servizio di consegne postali efficiente potrebbe diventarlo.

Oggi essere visibili  online è una opportunità inedita  per ogni azienda  locale: persino il piccolo caseificio sperso nella campagna potrebbe moltiplicare i suoi clienti, se questi potessero ordinare e ricevere la merce in giornata. Per ironia della sorte, la “Posta” non è mai stata tanto importante da quando “le Poste” sembrano pensare a tutt’altro. È una questione di   immagine, di reputazione on line  e di fatturato. Perché la gente cerca on line, con il PC i più saggi, con lo  smartphone i più immediati (e  con la vista migliore). Alla piccola impresa locale non basta più "essere vicini", bisogna comunicare “che c’è”, altrimenti il cliente andrà magari lontano 20 km ignorando il negozio a 200 metri.  Non si tratta di una “bolla” temporanea, ma di un profondo cambiamento nei processi di vendita, che modifica profondamente i processi di vendita.  Il cliente che vede il prodotto nel negozio, lo guarda, lo prova, decide di comprarlo e poi  va a cercarlo al prezzo più basso on line rischia di uccidere i negozi che vivevano offrendo il “servizio vendita”, danneggiando così alla fine anche se stesso.

Questo libro  affronta queste tematiche in maniera strutturata, guidando colui che vuole apparire online con successo a concepire una strategia  di successo, al di là delle roboanti (e incomprese) gergalità del “content marketing” e dello  “storytelling”; un linguaggio da “pubblicitari” che il piccolo imprenditore italiano deve  pazientemente sopportare, anche se quasi sempre lo fa fuggire.

La prefazione è di Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly (si legge “itali”), che non ha fatto nulla di particolare ma lo ha fatto molto bene, portando i prodotti alimentari italiani di qualità in giro per il mondo, e “impacchettati” nel modo giusto, e raccontati ancora meglio.  Il cliente di oggi è molto più impreparato delle casalinghe di 60 anni fa, e questo può essere sfruttato; invece del “fruttarolo” (romanesco) di fiducia Oscar Farinetti punta a diventare il “fruttarolo on line” di fiducia. Chi legge questo libro deve porsi lo stesso obiettivo: diventare il negoziante on line di fiducia.





Si parte preparati a resistere  alla valanga di parole in lingua inglese  (la giustificazione è sempre che “non c’è un termine corrispondente in italiano”, e in parte è vero) , iniziando con il cap.1 “Local marketing” che spiega i principi fondamentali , da leggere con molta calma. Il libro è ben concepito, quindi questo capitolo è breve ma accurato. Tutti i capitoli finiscono con “cinque cose che…”, e quindi obbligano a “pensare di fare”  qualcosa, che è il primo passo per farla. Ricordate però sempre che avrete “sempre” una parte di clientela NON on line. Nel 2016 il numero di utenti web negli USA è sceso dell’1%, per la prima volta. Così come oggi la gente si ostina a camminare nonostante ci siano 70 vetture ogni 100 abitanti (in Italia) lo stesso è per l’on line: è una possibilità, che va a “integrare” il mondo reale.

Il cap.2 “Perché oggi c’è bisogno di pensare locale per agire globale” è autoesplicativo; ed è ricco, come tutto il libro, di esempi. Leggetelo con accanto un dizionario di inglese “cartaceo”: vi darà più tempo per prepararvi a memorizzare i significati. Il processo di approfondimento continua con il cap.3 “ Ottenere visibilità sulle ricerche geolocalizzate:local SEO, content e advertising” , che è innovativo. Circa quattro anni fa stavamo sviluppando un software geolicalizzato, e lo faceva solo un’altra azienda il mondo (per quel fine); oggi la geolocalizzazione è scontata (inibire lo smartphone a fornire la posizione è, casualmente, molto difficile e richiede molto tempo). Ovviamente il cliente usa un motore di ricerca, e il cap. 4 “I fattori di ranking sui motori di ricerca” ne tiene conto, e su questo solo argomento si potrebbe dedicare del personale. Scordatevi il web “economico”: non esiste. Chi ha successo sul web è perché ci dedica tempo-lavoro, quindi persone; interne o estere; e  le paga anche bene, perché ciò che non spende per pagarle gli costerà caro nel medio periodo. Perché se “La community come massima espressione del local “, cap.5, è una realtà ormai scontata questo implica che va seguita a livello locale; niente delocalizzazioni all’estero. Il caso, citato, di un blogger vissuto 80 giorni dentro l’aeroporto di Vancouver, è esemplare. Il cap. 6 “Local link building: come ottenere link e costruire relazioni” è ingannevolmente semplice: a leggerlo sembra facile realizzare, ma è la messa in pratica con tenacia che è difficile. Quando iniziai a studiare marketing, circa 30 anni fa, tutto sembrava semplicissimo, e lo era: ho scoperto che però che a nessuno piace riflettere su quel che sta facendo perché… siamo fatti così; famosi consulenti in realtà si limitano a ripetere banalità in modo complesso e affascinante. Perché poi il tutto si mescola con la complessità del reale, e il cap. 7 “Content marketing per il local” ne è la conferma, offrendo numerose liste di controllo (offre  24 cose da fare, e chiede di metterne in pratica cinque!) tutte che richiedono molto lavoro.

Il cap.8 “Il ruolo dei social media in un progetto di local marketing” è talmente specifico che gli Autori (saggiamente) hanno coinvolto Silvia Signoretti, web strategist; titolo roboante, come tutto sul web, che significa in realtà “persona esperta in strategie web”; rendere i titoli professionali “roboanti” sembra sia un vizio specifico della cultura del marketing, che è  nata negli USA; aggravato dalle traduzioni dall'inglese fatte "alla lettera". Però il capitolo è chiaro, ben scritto, e induce a riflettere su “dove stiamo andando?”. Nel cap.9 “Digital PR per il local marketing” si affronta il lavoro delle Pubbliche Relazioni. Tutti facciamo Pubbliche Relazioni nella nostra vita, e questo capitolo potrebbe essere applicato anche al “vendere noi  stessi”  nel nostro ambiente (più “local” di così); però qui si ragiona in termini di mondo web, con persone che danno per scontato che tutti siano entusiasti del web  (questo accade anche con gli esperti in mangimi: ho un amico che non capisce perché io non mi entusiasmi di fronte alle ricette che garantiscono maggiori rese in latte!).

Nel cap.10 “Le multinazionali diventano local”  si affronta un aspetto importantissimo per le aziende: anche se non siete locali dovete sembrarlo, e farlo credere alla clientela. Nutella ed ENEL sono due esempi ben descritti.

Il cap.11 “Gli esperti di local marketing: nuove figure professionali all’orizzonte”,  con il cap.12 “Case study, dal Sziget festival alla libreria” forniscono una serie di istruzioni operative e descrivono casi reali. Ovviamente poi si dovranno “Monitorare la ttività. KPI e TOOL” e questo viene descritto nel cap. 13 , elaborato con Pietro Lombardi, altro esperto. Qui si spiegano alcuni metodi per seguire l’evolversi della strategia, laboriosi ma indispensabili; un capitolo che è indispensabile, e probabilmente vi richiederà ulteriori approfodimenti.

 

Autori

Francesco Antonacci Ecommerce Manager, founder di Socialware dove coordina progetti di Ecommerce, SEO, Web Marketing e Local Marketing di rilevanza nazionale come Gruppo San Marco e diversi progetti di Local marketing come Cra Cra shop, Amastuola e Masseria Il Frantoio. Docente e consulente per numerose società ed enti di formazione. Per Hoepli ha scritto Ecommerce. Marketing e vendite (2015).


Cristiano Carriero Storyteller e Content Marketer, collabora con Martin Brando (Storytelling Company) e Socialware (Ecommerce). Fondatore della Content Academy, giornalista e blogger, scrive per Rivista11 e SenzaFiltro. Collabora attivamente con diverse aziende italiane in progetti legati al Digital Marketing, tra cui Eni, Clabo e Pasta Granoro. È docente e formatore per l'Università Milano Bicocca e per il Master di Fiordirisorse. Con Hoepli ha già pubblicato Facebook Marketing (2014), Content marketing (2016) e Facebook marketing For Dummies (2016), tutti scritti con Luca Conti.

 

 

 

Editore: HOEPLI  Pubblicazione: 03/2017  ISBN: 9788820377557  Collana: web & marketing 2.0

Formato: Brossura  Pagine Arabe: 282  Pagine Romane: XXIV

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