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Tesserino obbligatorio per le bici sportive

Aumentano i controlli sui ciclisti

13-01-2018 06:00

Tesserino obbligatorio per le bici sportive

L’hanno già ribattezzata ironicamente la “tassa sul sudore” e dal 1 gennaio 2018 dovrà essere pagata dai  ciclisti amatoriali  che, prevalentemente nel fine settimana, partecipano a gare di paese o a passeggiate organizzate in bicicletta. Dovranno pagare una quota  di 25 euro l’anno alla Federazione Ciclistica Italiana (Fci) per ottenere una Bike Card.

Attualmente gli eventi amatoriali della bicicletta passano attraverso 19 Enti di promozione sportiva (Eps) riconosciuti e autorizzati dal Coni. Gli Eps rilasciano centinaia di migliaia di tessere dietro presentazione di un certificato medico. Un metodo che ora dovrebbe essere sostituito dalla Bike Card ma senza “nessun servizio assicurativo”.

 Così Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo, difende la scelta: “Ma quale tassa la nostra è un’iniziativa politica per combattere chi ci fa concorrenza sleale con i contributi pubblici. I soldi serviranno a gestire servizi comuni come la giustizia sportiva. Non raccoglieremo più di 70-80 mila euro. Chi non vuole acquistare la Bike Card abbandoni gli enti e si tesseri direttamente con noi: siamo i più seri. La Bike Card offrirà comunque anche dei servizi. Quali? Ci penseremo. L’ha fatto l’atletica, possiamo farlo anche noi”.

L’obbligo di pagamento della quota è stato approvato  il 22 dicembre. E i ciclisti dovranno prepararsi a una stretta normativa. Già un paio di anni fa Marco Flavi,  senatore del Pd,  aveva infatti proposto in Commissione Lavori pubblici un emendamento , nel quale si parlava di una “definizione, nella classificazione dei veicoli, senza oneri a carico dello Stato e attraverso un’idonea tariffa per i proprietari delle biciclette e dei veicoli a pedali adibiti al trasporto, pubblico e privato, di merci e di persone, individuando criteri e modalità d’identificazione delle biciclette stesse nel sistema informativo del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali ed il personale”.

Per “idonea tariffa” s’intende probabilmente un pagamento per la  “modalità d’ identificazione”, cioè la targa. Identificare le biciclette sembra ormai una necessità per la sicurezza stradale: le bici sono un mezzo di trasporto sempre più diffuso e di cui gli Enti locali stimolano sempre di più l’uso.  Insieme al numero di biciclette su strada sono salite le infrazioni, e gli incidenti.

Infrazioni quasi impossibili da sanzionare senza una targa di riconoscimento chiaramente visibile, anche di notte. Biciclette contromano. Biciclette senza catarifrangenti e senza luci. Biciclette che passano col rosso, o svicolano sui marciapiedi tra i pedoni a tutta velocità. Ciclisti affiancati per quattro che non si mettono in fila indiana, come previsto dal Codice delle Strada.  Ciclisti con telefonino mentre pedalano in mezzo agli incroci. Tutte infrazioni che vediamo ogni giorno e che rendono  ormai indispensabile l’identificazione del mezzo.

Il crescente numero di incidenti causati da ciclisti rende ormai indispensabile una polizza RCA obbligatoria, tuttavia di difficile applicazione perché quasi tutti i ciclisti fanno un uso molto saltuario della bici, e le società assicuratrici dovranno inventare qualche modalità “a consumo” che garantisca una copertura assicurativa adeguata ma solo quando serve. 

Purtroppo queste proposte comportano tutte una crescita della burocratizzazione, dovuta ai cattivi comportamenti di una minoranza di ciclisti che non rispettano (ammesso che lo conoscano, e qui entra la questione del “patentino” per le biciclette) il Codice della Strada.

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