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La guida autonoma può essere un rischio

Lo sostiene Demis Hassabis, uno dei maggiori esperti mondiali in AI: «Non bisogna demonizzare la situazione parlando di 'robot killer', ma possono mettere a rischio le persone»

18-05-2018 06:00

La guida autonoma può essere un rischio

 

 

Uno dei maggiori esperti mondiali di AI (intelligenza artificiale), il britannico Demis Hassabis, co-fondatore di DeepMind, l'azienda acquisita da Google per mezzo miliardo di euro 4 anni fa, punta il dito contro le auto a guida autonoma e la loro pericolosità. Lo rivela un rapporto pubblicato dal quotidiano The Daily Telegraph, che riprende un intervento di Hassabis alla Royal Society di Londra.

«Quello che accade adesso è che mettiamo su strada le auto a guida autonoma prima di averle sperimentate correttamente in versione Beta. Non è responsabile - ha detto Hassabis -, dato che nessuno ci dice, matematicamente, che i sistemi siano sicuri e che faranno esclusivamente quello che ci aspettiamo che facciano».

Il dibattito sui mancati collaudi delle vetture che usano software di  Intelligenza artificiale si sta intensificando dopo una serie di incidenti, tra cui l'ultimo con una Tesla che viaggiava in modalità Autopilot (livello 3). Hassabis ha detto alla Royal Society che «non bisogna demonizzare la situazione parlando di 'robot killer', ma le attuali auto a guida autonoma possono mettere a rischio le persone».

In realtà al momento attuale esistono molte più normative, e sono obbligatorie, sull’impianto elettrico di casa nostra che sulle vetture a guida autonoma.  Nessuno ha mai specificato le prestazioni che debbono, e non debbono, avere. Non sono stati fissati i parametri di test, né le modalità di simulazione, con la necessaria accuratezza.  Si è trasposta alla guida autonoma la stessa noncuranza che vige nel campo della guida con conducente. Mentre aerei, navi, treni sono sottoposti a un mare di normative e  controlli, e possono essere condotti solo da personale qualificato dopo anni di preparazione, i veicoli su gomma non richiedono lo stesso livello di preparazione, quasi attribuendo alla fatalità incidenti che nel 99% dei casi possono essere evitati con una condotta di guida più cauta.

Nella corretta progettazione si fissano i parametri prestazionali secondo i vincoli. Poiché una vettura a guida autonoma deve avere incidenti zero, ci si aspetterebbe che la sua velocità sia fissata, in ogni condizione, per avere incidenti zero. Vale a dire che deve andare abbastanza piano per potersi arrestare in “ogni condizione prevedibile”.

Dove “condizione prevedibile” significa una condizione che si è già verificata. Quindi si tratta di andare a compulsare la lista di “tutti” gli incidenti, e programmare il veicolo in modo che li eviti. E’ un lavoro enorme? Certo, è esattamente quello che ha fatto ogni guidatore con una quarantennale esperienza di guida, magari dieci ore al giorno.

Non si comprende perché arei, navi, treni debbano sottostare a regole ferree che ne limitano le prestazioni, mentre le automobili a guida autonoma dovrebbero ripetere i comportamenti di autisti non prudenti, e senza verifiche. Si parla molto di dilemmi etici: la programmazione delle vetture deve essere tale da evitare che debbano essere risolti, moderando la velocità quanto necessario. Se lo fanno gli aerei, che volano su traiettorie rigidamente fissate e controllate, non c’è motivo per cui non lo facciano le vetture.

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