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Addio open space, ora arrivano i “coffices”, cioè gli uffici al bar

Con la guida automatizzata avremo gli “autoffices”, cioè gli uffici in auto

12-10-2017 06:00

Addio open space, ora arrivano i “coffices”, cioè gli uffici al bar

 

Qual è il futuro del lavoro d’ufficio?  Senza ufficio. Non una novità per tutti, visto che il concetto di lavoro in mobilità (anche detto “agile”, forse perché deve esserlo il lavoratore che deve muoversi portando a tracolla il PC portatile,  ecc.)  già esiste da qualche anno, ma con la precarizzazione dei lavori e la pervasività dei collegamenti mobili  ora viene ampliato e realizzato  anche per i dipendenti e non solo per i collaboratori. Ma cerchiamo di spiegare meglio  cosa stiamo parlando.

Una  rivoluzione nel modo di lavorare in ufficio ci fu  qualche decennio fa, quando le aziende decisero di rimuovere i muri che isolavano i dipendenti e realizzarono gli uffici “open space”.  Gli obiettivi  alla base della scelta per gli spazi aperti erano  la riduzione dei costi per gli spazi, accrescere il cameratismo tra colleghi, costringere al  lavoro di squadra e facilitare il  flusso costante e  non gerarchico  di idee tra i colleghi. Un’idea che, come previsto dagli impiegati che si opponevano dagli inizi,  ha creato conflitti infiniti, dimostrandosi  in realtà limitativo della creatività e  della produttività.

Il ritorno all’ufficio “classico” però è venuto a incrociarsi con la crescita, appunto, del lavoro in mobilità (o in agilità).  Collaboratori e  consulenti, co.co.co. ormai  sono perennemente collegabili alle informazioni dell’ufficio grazie all’evoluzione delle  tecnologie. Collegamenti mobili veloci, affidabili ed economici. Computer portatili sempre più leggeri (anche con schermi adeguati all’occhio umano),  telefoni intelligenti sempre più potenti, pc a “tavoletta”, connettività a internet  sempre più diffusa ed economica, sia con bar e locali che offrono  “punti”  wifi sia con i “punti” wifi pubblici nei luoghi pubblici, permettono di lavorare quasi sempre e quasi ovunque. Soprattutto, non serve  pagare un ufficio, basta pagare un caffè in un bar con una (buona) connessione a internet e si può lavorare senza problemi. Se poi si usa lo smartphon come “hot spot” basta un tavolino a disposizione.

L’ufficio  – che sia individuale od open space –  è costoso. Gli orari  prestabiliti di lavoro – il classico 9-17 – sono da un  lato inutili per certi tipi di lavoro e  di fatto non più tutelati per dipendenti precarizzati per contratto, anche a tempo indeterminato.  Oggi “professionista”  non significa più persona qualificata con uno  studio, tavoli, scaffali, archivi, e un buon livello di reddito stabile, ma anche   persona  qualificata che lavora a cottimo competendo sul costo.   Dall’abolizione delle tariffe professionali, con calo verticale die redditi dei professionisti “deboli” verso al controparte è nato il movimento per l’equo compenso, e la riduzione dei redditi ha costretto a ridurre i costi. 

Esattamente come accadde per  l’ufficio “classico” verso l’open space,  oggi  ufficio e orari prestabili di lavoro sono considerati  antiquati e superati. A spiegarlo sono i  futurologi, anche esperti di dati, analisi e tecnologie che parlano di “operai con lo zaino in spalla”; dove lo “zainetto” è quello con il PC portatile, e altri accessori.  Gli orari sono diventati così  estesi da essere inesistenti, l’ufficio come  porto sicuro dove approdare quando ve ne è la necessità è troppo costoso per  i “professionisti a cottimo”, e il  lavoro si svolge tra il proprio alloggio (parlare di casa diventa un lusso, per chi vive con redditi precari o sempre più bassi)  e luoghi di lavoro e incontro alternativi. In particolare, come oggi spesso capita per i consulenti, i bar. Secondo la futurologa Nicole Millard, infatti, i lavoratori del domani lavoreranno armati di portatile o tablet, collaboreranno in piccoli team in caffè  o “coffices”, cioè una via di mezzo tra un bar e un ufficio.

Quando sarà realizzata la guida automatizzata “totale”, con la vettura che procederà da sola su ogni strada e in ogni condizione (livello SE5),  il futuro “operaio digitale” avrà a disposizione un ufficio mobile e connesso dove poter lavorare. Questo accade già con chi si muove in treno sulla tratta Roma-Milano, ad esempio, dove moltissimi  passeggeri usano il treno come luogo di lavoro collegando il PC alla presa di corrente. Anzi, il potersi spostare da un luogo di lavoro all’altro mentre si lavora sarà probabilmente la prima giustificazione per investire  in una vettura autoguidante, ovviamente più costosa di una a guida manuale.

Se per gli autocarri la guida totalmente automatizzata converrà alle aziende  per ridurre l’impiego di personale, così per le autovetture  normali lo è perché renderà disponibili gli  “autoffices”.

L’operaio digitale di domani forse vivrà in un caravan. La mattina gli ordinerà di recarsi al luogo di lavoro di quel giorno, e potrà lavorare mentre il veicolo si muove. Arrivato, gli ordinerà di andare a parcheggiarsi. Finito l’incontro, o il lavoro, del giorno gli ordinerà di passare a prenderlo. Risalirà sul veicolo e gli ordinerà di tornare al posteggio notturno, continuando a lavorare. A questo punto la distanza tra il posteggio, o la casa, e il luogo del lavoro non sarà più visto come un ostacolo o una perdita di tempo, perché sarà tempo disponibile per il lavoro o il riposo.  Questo consentirà di vivere anche molto più lontani di adesso dal  luogo di lavoro, ammesso che sia uno solo.  Forse dovremo aspettare ancora qualche decennio, però.

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