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Il dilemma del database stradale

Costoso da realizzare, facile da copiare

12-09-2017 18:08

Il dilemma del database stradale

Che il mondo digitale sia abbastanza irrazionale è una sensazione di molti utenti. Che i costi di aggiornamento dei software siano un vero e proprio “boomerang” per le aziende è una convinzione di chi elabora i budget. Che aggiornare i software a volte non convenga è una convinzione tacita dei saggi, inclusi quelli che vanno avanti dieci anni senza  aggiornare il navigatore “tanto le strade cambiano poco”.

Questi stigmatizzati dai tecnofili  fautori dell’update in real time, adesso potranno citare ben più blasonati esperti fautori del non-aggiornamento dei software.

Sembra impossibile, ma il database geografico che copre il Comune di Roma è andato all'asta e nessuno ha voluto spendere (il prezzo d’asta era circa un quinto del valore stimato) per  acquistarlo. Il database è stato realizzato da una società  creata ad hoc per questo  alla fine degli anni novanta.

 Il database è stato aggiornato fino al 2008, poi qualcuno si è stancato di sostenere i costi di manutenzione e  l'azienda, abbandonata al suo destino, è fallita. La banca dati, unico prodotto e oggetto di valore residuo dell'azienda, è andata all'asta. In precedenza  avevano comprato licenze d'uso di questo database il Comune di Roma, l'ATAC, l'ACEA, Italgas e Telecom Italia. Le licenze però non consentivano di variare o aggiornare il database, compito ovviamente riservato al realizzatore (anche perché è più economico che uno aggiorni invece di tanti) , che ha fornito negli anni fino al 2008 gli aggiornamenti a pagamento.

Il Tribunale di Roma, ha proceduto quindi a commissionare una perizia  per la valutazione della banca dati al fine di bandire un'asta pubblica e recuperare soldi per coprire i debiti accumulati, che vedono in prima linea come creditori gli stessi ex-dipendenti, non pagati per molti mesi.

La banca dati è costituita da un database geotopografico del Comune di Roma in scala 1:2.000 derivato da rilievo aereo con toponomastica stradale e numerazione civica. Un  lavoro aggiuntivo che ha richiesto  una verifica al suolo e un lungo lavoro di confronto con i dati  descrittivi ufficiali di strade e numeri civici  del Comune di Roma.

Da uno stima effettuata nel 2006 da esperti dell'Università La Sapienza di Roma, la banca dati aveva un costo  di produzione  di circa  9 milioni di euro. Con le nuove tecnologie oggi disponibili si potrebbe realizzare lo stesso database geografico al costo di  2.600.000 euro (ricordiamo che sempre di stime si tratta).

Valutando  gli adeguamenti strutturali e gli aggiornamenti da aaggiungere, che riguarderebbero essenzialmente le variazioni  negli ultimi 10 anni, la base d'asta è stata fissata dal  Tribunale a 460.000 euro. Una cifra questa che assicurerebbe all'acquirente la proprietà del database, con la possibilità di apportare modifiche, correzioni e aggiornamenti; e vendere il  tutto.

L'asta è andata deserta. Non hanno fatto offerte aziende  che operano su Roma e che lo usano da anni, cioè da quando l’hanno acquistato. E’ difficile ipotizzare che in  10 anni non siano state  apportate modifiche ed aggiornamenti al database.  

Il database andrà nuovamente all'asta ad ottobre con una base d’asta ovviamente ribassata. Non esattamente  uno stimolo ad investire, nel medio periodo, in progetti di informatizzazione. Il dilemma, per chi volesse investire nell’informatizzazione, è sempre lo stesso: è necessario un grande costo iniziale per realizzare il software, ma copiarlo e usarlo costa pochissimo. E’ lo stesso problema che si pone sempre più spesso in ambito militare: un progetto costosissimo può essere facilmente copiato su un hardisk portatile, fornendo al nemico i frutti di dieci anni di ricerche a costo zero. Questo può, alla fine, disincentivare completamente qualunque aggiornamento del software che non sia economicamente difendibile.

Il dilemma è cruciale non solo per la mobilità, ma anche per le smart city e la guida automatizzata; tutti i sistemi infatti si basano su database geografici, che dovrebbero essere più precisi e aggiornati possibile, e con i meccanismi del  mercato "reale"  che sono quelli che sono la realizzazione alla fine ricadrebbe sulle spalle della Pubblica Amministazione.  Il primo database  italiano  per la mobilità, quello TMC ver.1.0, poi inglobato in tutti gli altri servizi privati (compreso Google), fu realizzato  più di venti anni fa dal Ministero delle Infrastrutture che, silenziosamente, continua ad aggiornarlo.

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