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Comuni Ciclabili, ecco la bandiera gialla della Fiab

Finora hanno ricevuto la certificazione in trenta

28-11-2017 11:06

Comuni Ciclabili, ecco la bandiera gialla della Fiab

 

 

La FIAB, Federazione italiana amici della bicicletta, vuole attestare il grado di ciclabilità dei comuni, vale a dire quell’insieme di infrastrutture e azioni che li rendono adatti ad essere vissuti e visitati in bicicletta.  Il bando 2017-2018 Comuni Ciclabili promosso dalla Fiab ha raccolto ad oggi le adesioni di 30 comuni italiani, grandi e piccoli.  Le regioni italiane dove trovare la bandiera gialla della mobilità ciclabile sono 12, in particolare si distinguono il Veneto e l’Abruzzo con cinque comuni.

Questi sono ad oggi i 30 Comuni Ciclabili italiani (su 7.978):

PIEMONTE: Cannobio (VB);

 LIGURIA: Loano (SV), Sestri Levante (GE);

 LOMBARDIA: Cinisello Balsamo (MI), Segrate (MI), Sulbiate (MB);

 FRIULI VENEZIA GIULIA: Grado (GO), Pordenone;

 VENETO: Belluno, Cavallino Treporti (VE), San Donà di Piave (VE), Vicenza, Urbana (PD);

 EMILIA ROMAGNA: Cesena, Ferrara, Parma, Rimini;

 TOSCANA: Follonica (GR);

 MARCHE: Corinaldo (AN), Fano (PU), Grottammare (AP), Pesaro;

 ABRUZZO: Francavilla al Mare (CH), Giulianova (TE) , Pescara, Pineto (TE), Tortoreto (TE);

 PUGLIA: Locorotondo (BA);

 CALABRIA: Soverato (CS);

 SARDEGNA: Arborea (OR).

I comuni che ottengono la bandiera gialla saranno inseriti nella Guida ai Comuni Ciclabili d’Italia, che sarà disponibile gratuitamente online con una scheda dedicata sul sito della Fiab, e sarà un strumento utile ai  turisti. Questi ultimi hanno sempre più necessità di informazioni veritiere, che permettano di confrontare, con criteri omogenei, quanto una località sia realmente a misura di bicicletta.

Il comune che voglia  ottenere la bandiera gialla  della Fiab dovrà compilare entro la fine del 2017 il form online su www.comuniciclabili.it: la scheda è costituita da 4 sezioni, “infrastrutture urbane”, “cicloturismo”, “governance” e “comunicazione&promozione”. Per ottenere la bandiera gialla il comune deve dimostrare di soddisfare  almeno un requisito nell’ambito delle infrastrutture urbane (ciclabili urbane e moderazione traffico e velocità) e un altro requisito in almeno una delle altre tre aree di valutazione. Si tratta quindi di requisiti abbastanza “laschi”; molto più severa sarebbe stata una valutazione della lunghezza complessiva delle piste ciclabili, della gestione degli incroci con il traffico motorizzato, ecc.  segno che mobilità in bicicletta non è ancora vista come differente e “primaria” rispetto a quella in automobile.

La commissione della Fiab valuterà entro due mesi dall’inoltro la richiesta di entrare nella rete dei Comuni Ciclabili, valutando le informazioni anche in rapporto alla popolazione del comune. A supporto della candidatura bisogna allegare fino a quattro immagini rappresentative del grado di ciclabilità del comune, planimetrie dei percorsi ciclabili, rassegne stampa e materiali di comunicazione correlati ai progetti dedicati alle due ruote.

A seconda della popolazione residente il comune dovrà versare  un contributo di adesione, che varia dai 200 euro per i comuni fino a 5 mila abitanti agli 800 per i comuni che superano i 50 mila abitanti. Questo contributo non deve essere sostenuto obbligatoriamente dal comune: possono farsene carico aziende private, associazioni di commercianti o albergatori o altri gruppi portatori di interessi comuni. A marzo 2018 saranno assegnate le nuove bandiere gialle e chissà quanti comuni riusciranno a raggiungere i 5 bike smile, oggi ottenuti da Cesena, Pesaro, Grado, Arborea in provincia di Oristano, Cavallino Treporti in provincia di Venezia e Ferrara.

Comuni Ciclabili non vuole  solo  elencare  i territori che possono vantare ad esempio lunghe piste ciclabili, ma anche  stimolare  le amministrazioni comunali ad adottare politiche a favore della mobilità ciclistica, premiare l’impegno di chi ha già messo in campo iniziative bici-amichevoli e valorizzare i comuni più accoglienti per chi si muova in bicicletta. E’ un primo passo per stimolare ulteriori realizzazioni infrastrutturali di una rete viaria esclusiva per le biciclette.

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