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Infrazioni da record nel 2016

Nel 2016 gli introiti delle sanzioni sono aumentati del 45%, arrivando a 1,7 miliardi.

12-06-2017 12:09

Infrazioni  da record nel 2016

Se avete posteggiato male in città e paesini, probabilmente siete tra i  12,7 milioni di sanzionati dalle Polizie Municipali per questa infrazione.

Se però avete rischiato morte o invalidità permanente viaggiando senza  le cinture di sicurezza allacciate potete continuare:  in tutta Italia i vigili hanno comminato “solo”  32mila multe.

Se avete messo a rischio la vita vostra e degli altri alzando troppo il gomito? Solo  4.733 multe.

Non parliamo poi delle sanzioni per l’uso di telefoni alla guida: persino i ciclisti guidano tenendo in mano il cellulare, magari contromano, magari senza luci né anteriore né posteriore né giubbetto catarifrangente, magari passando con il rosso (visto dal vero) e inveendo contro gli automobilisti che inchiodano.

Che le  tante infrazioni commesse dagli automobilisti siano seguite da  tante sanzioni è scontato.

La salita negli ultimi anni è spettacolare:  più 8,3% nel fatturato del 2015; e più 45,6% negli incassi del 2016. Si parla di  1,7 miliardi di euro. Un vero e proprio "tesoretto" per le casse pubbliche che in più viene pagato da  chi infrange il Codice della Strada.

C'è solo da gridare: "Evviva!", e  "Ancora, ancora!", perché più i cattivi comportamenti sono sanzionati con certezza, più tendono a diminuire. E vista la quantità di infrazioni al Codice della Strada e al buonsenso che vediamo ogni giorno, c'è solo da sperare che aumentino. 
Il  guaio non sono le multe, ma   l'ondata di “multe facili” affibbiate da un esercito di vigili urbani, impiegati  dagli enti locali per  rimpinguare le casse dei comuni in modo "semplice" piuttosto che per accrescere la sicurezza  di guidatori e pedoni sanzionando tutto quel che ci sarebbe da sanzionare.

«Su 100 multe, 84 sono emesse dalle polizie locali», rivelano gli ultimi dati Aci relativi al 2015. Ai carabinieri (4%) e alla polizia stradale (12%) non restano che le frattaglie.

Le Polizie Municipali hanno prodotto  9,5 milioni di multe per l’articolo 7 del codice della strada, quello in cui fanno strage le soste vietate e le Ztl; 2,7 milioni di multe per gli articoli 157 e 158, sempre soste vietate ma su passaggi merci o vicino agli incroci; e poi 2 milioni di multe per l’eccesso di velocità.

Nel 2016, secondo i dati della Corte dei conti sulla gestione degli enti locali, dalle sanzioni sono piovuti introiti mai visti con percentuali di crescita da far sorridere chi deve far quadrare i bilanci. Il record è delle Marche: +75,4% ma con un totale (32,7 milioni) distante anni luce dal record del Lazio, 563 milioni con +54,6%. Considerando lo stato delle strade di Roma, con vetture poste in sosta ovunque, a bloccare passi carrabili, in seconda fila, a nascondere gli attraversamenti pedonali e persino agli incroci evidentemente sono ancora troppo poche. Però...

Tutta colpa dei vigili? «Niente affatto — spiega Antonio Di Maggio, vice comandante dei vigili romani — purtroppo diverse amministrazioni locali, soprattutto nei piccoli comuni, invitano a sanzionare imponendo limiti e divieti palesemente atti a far cassa, per i quali invece che prevalere i principi della sicurezza stradale valgono quelli del pareggio di bilancio».

A inizio anno i sindaci indicano in ordinanza il programma, e la sicurezza dei pedoni e della circolazione è quasi sempre nei loro pensieri. Così scatta l’invito a presidiare le strade e monitorare la velocità con l’autovelox, più costoso ma molto più diffuso degli alcol test, rari persino davanti alle discoteche.

 «I vigili sono obbligati a rispettare le indicazioni — spiega Di Maggio — ma nei grandi comuni è possibile discuterle insieme; in quelli piccoli invece ci sono stati casi di dirigenti rimossi e destinati ad altri incarichi per aver fatto notare l’inopportunità di direttive potenzialmente vessatorie». Contando sulla cattiva abitudine degli italiani di correre "più che si può", se servono  un po’ di euro per far quadrare il bilancio si spediscono i vigili a far multe; se non basta, si piazza un limite di velocità che si tende più facilmente a non rispettare  e si mimetizza l’autovelox — fisso o mobile — per accrescere gli incassi. E se il comandante dei vigili protesta, lo si destina ad altro incarico.

 «Nove ricorsi su dieci erano per questo — spiega Cristiana Cristiani, giudice di pace umbra — e spesso venivano accolti per mancanza della segnaletica, dell’omologa o della taratura degli autovelox. Ora sono diminuiti: ci sono state sentenze importanti, e il codice della strada prevede modalità precise alle quali i vigili si stanno adeguando ».


Attenzione: nessuno discute una maggior severità per far rispettare il Codice della Strada. Data la scarsità dei controlli, e gli incidenti conseguenti, gli organici di Polizie Municipali, Carabinieri e Polizia Stradale specificatamente dedicati a controllare e sanzionare dovrebbero essere moltiplicati.

La questione, molto sottile, è nelle modalità del controllo.  Affinché il desiderato  incasso delle multe non venga sottratto dalle sentenze di  un giudice di pace, gli autovelox devono essere preannunciati da un cartello di avvertimento. In città, dev’essere presente sul posto l’auto dei vigili.

Lo spirito della norma è semplice: se corri in un punto particolarmente pericoloso, dove è importante che il limite sia "particolarmente" rispettato, metto un cartello e un’auto dei vigili per indurti a rallentare. Senza dimenticare che il limite è il limite e va rispettato comunque.

Però il cartello non si nota, disperso tra decine  di altri cartelli di “controllo elettronico della velocità” piazzati a vanvera. Anche perché gli automobilisti non sono gigli: per far rispettare i limiti di velocità, senza dover piazzare autovelox e pattuglie ovunque, molti Comuni ricorrono alla "paura" degli autovelox. 

Il record del  2014 spetta ai cittadini di Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata: se il Comune avesse diviso tra i suoi mille abitanti gli incassi delle infrazioni, ciascuno di loro avrebbe intascato 831,49 euro. Il che significa però 841, 49 euro di tasse comunali da pagare per ogni cittadino di Serravalle, e significa anche che nonostnte la deterrenza le infrazioni al Codice della Strada proliferano.  Se tutta Italia avesse applicato la stessa severità di Serravalle lo Stato (inclusi gli Enti locali) avrebbe incassato circa 50 miliardi di euro. Un vero e proprio "Tesoro" a cui poter attingere, e in più accrescendo la sicurezza stradale! Anche  assumendo  migliaia di persone da assegnare ai controlli del rispetto del Codice della Strada!

Il combinato disposto degll'indisciplina degli automobilisti italiani, e dell'intensificarsi dei controlli, ci fa primeggiare in Europa. L’European transport safety council attesta che tra il 2010 e il 2015 è l’Italia ad aver avuto il maggior incremento di sanzioni per eccesso di velocità (+ 15%) con circa 50 multe ogni 1.000 abitanti.

Che le sanzioni però vadano sul facile lo dimostra che  sono  diminuite quelle per guida in stato di ebrezza (-3%), per l’uso del telefonino (-4%) e per il mancato uso delle cinture (-1%), il che sembra difficile spiegare con un maggior rispetto di questi divieti. Anche perché tutti vediamo che l'uso scorretto del telefonino dilaga: le sanzioni dovrebbero moltiplicarsi, non diminuire.

In Italia esiste da anni una legge assai sensata che «impone agli enti locali di reinvestire il 50% del denaro incassato con le multe in provvedimenti per la sicurezza come la sostituzione degli incroci pericolosi con rotatorie, l’illuminazione degli attraversamenti pedonali e le piste ciclabili», spiega l’Aci. E considerando lo stato delle infrastrutture italiane, delle strisce pedonali spesso illeggibili, ci sarebbe solo da augurarsi la moltiplicazione delle sanzioni.  Purtroppo  però che non sia mai stato varato il decreto attuativo e quindi la legge è rimasta lettera morta. Adesso il Parlamento sta addirittura correggendo: nel passaggio in Senato della manovrina è spuntato un emendamento che quell’obbligo sacrosanto lo elimina addirittura.


Protesta il Presidente dell'ACI:


«Adesso basta con questa valanga di multe che tradiscono lo spirito del codice della strada. È arrivato il momento di intervenire», dice il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani.

 Multano chi infrange le regole, no?

«Certo, ma disseminare i comuni di falsi cartelli di controllo elettronico della velocità per rendere invisibile quello che poi ti falcia o piazzare l’autovelox a tre metri di altezza su un palo mezzo nascosto a bordo carreggiata: guardiamoci negli occhi, queste sono trappole. Non hanno niente a che vedere con quello che vuole lo Stato perché vi siano meno morti e meno incidenti: il modello in questo senso è il Tutor, ha funzionato benissimo ponendo regole chiare e certe che vanno rispettate ».

 E l’autovelox invece non funziona?

«Serve a far rallentare, non ad affibbiare multe. Il risultato è la sicurezza, non i verbali. Se fai multe, e nei fai tante, vuol dire che hai fallito, che la sicurezza su quella strada non c’è. E bisogna trovare un forma corretta per ottenere l’obiettivo”.

 Gli enti locali ci speculano?

«Due anni fa denunciai un comune in provincia di Verona: in un anno aveva incassato 5 milioni con un solo autovelox a tre metri di altezza, che nessuno vedeva. In altri casi sono stati effettuati lavori che hanno reso le strade molto più sicure, ma il divieto è rimasto a 70 all’ora e riecco gli autovelox semi nascosti per fare cassa. Tutto questo è odioso: ci vuole un patto tra Aci e enti locali per impedire che avvenga».

L'intervista completa

 

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