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Regno Unito, guida autonoma anche fuoristrada

Con il progetto Cortex guida in 5D

04-06-2018 11:23

Regno Unito, guida autonoma anche fuoristrada

 

 I primi veicoli a sperimentare la guida autonoma (ma telecomandata) sono stati gli aerei militari. Con il termine “drone” infatti si intendeva un aereo senza pilota, ma capace di operare. L’ovvio vantaggio è che se anche l’aereo viene abbattuto il pilota è salvo.

Considerando che in guerra autocolonne e mezzi corazzati sono tra i principali obiettivi  e i militari non  guardano  ai costi,  se la guida autonoma di veicoli fosse oggettivamente possibile “oggi” avremmo già visto autocarri “drone” e carroarmati “drone”  operativi.

Quando si parla di guida autonoma si intende oggi quella tecnologia (secondo alcuni realizzabile fra 20-30 anni) che prevede veicoli che procedono interamente da soli in “ogni” condizione. La guida automatizzata invece ha  livelli di automazione diversi (da 1 a 5, non tutti utilizzabili già oggi), e si riferisce anche  alla guida in colonna nel traffico, a velocità adeguatamente (molto) ridotta,  alle manovre di parcheggio, situazioni nelle quali è possibile già da qualche tempo  lasciare  all’auto (e al suo fabbricante) ogni responsabilità. Ovviamente la guida  autonoma sarebbe utilissima  nel fuoristrada.

Guidare a velocità ridotta, in certi casi ridottissima, su fondi ruvidi e sconnessi, tra ostacoli d’ogni genere (fango, neve, sabbia, pietre, buche, dossi, spuntoni di roccia, magari lungo pendii impervi e in prossimità di strapiombi) è infatti una sorta di “scelta di vita” per i militari in zona operativa, per gli agricoltori e , buoni ultimi, per gli appassionati del fuoristradismo. Ciò detto, a volte può risultare però difficile se non impossibile superare certi ostacoli e addirittura rischioso affrontarli, soprattutto in condizioni meteorologiche avverse o  se c’è qualcuno con un mirino che ti guarda. Probabilmente è in questi casi che l’”auto che va da sola” può rappresentare la soluzione ideale. E dunque può spiegarsi così l’impegno annunciato da Jaguar Land Rover per sviluppare un sistema di guida autonoma (con limitazioni, altrimenti sarebbe  ancora in fase di studio)  adatto ai SUV di sua produzione.

Il progetto mirato a realizzare veicoli capaci di guida autonoma in fuoristrada, su qualsiasi terreno e in ogni condizione atmosferica, fa parte del programma Cortex, piano di collaborazione della durata di trenta mesi lanciato a marzo 2018 per lo sviluppo e la realizzazione di veicoli a guida autonoma nel Regno Unito. Finanziato congiuntamente da governo e industria e curato dall’agenzia britannica per l’innovazione (Innovate UK) Cortex  vuole unire l’esperienza del produttore alle competenze degli scienziati.

E infatti tra i partner del progetto figura l’Università di Birmingham, con la sua ricerca - leader a livello mondiale - sui radar e i sensori per piattaforme di guida autonoma.

Con orgoglio, gli inglesi definiscono Cortex «il primo progetto al mondo che porterà in fuoristrada i veicoli autonomi, garantendone le piene capacità in ogni condizione, stradale e meteorologica». Tutto ciò – vale la pena sottolinearlo – fa parte della visione aziendale del gruppo indiano (con stabilimenti ancora locati in Inghilterra)  che ha tra i suoi obiettivi dichiarati «rendere l’automobile autonoma attiva nel maggior numero di situazioni possibili, su asfalto o in off-road, e in ogni condizione atmosferica».

Nell’ambito di questo progetto è stata approntata una tecnica chiamata “5D” che combina in tempo reale i dati di differenti sensori: acustici, video, radar e del telerilevamento tramite LiDAR (Light Detection and Ranging). Tale combinazione migliora la conoscenza dell’ambiente nel quale si deve muovere il veicolo.

 

Chris Holmes, manager al vertice della divisione di Jaguar Land Rover delegata alla ricerca avanzata su connettività e automazione, ha dichiarato: «Per l’industria automobilistica la guida autonoma è un passo ineludibile e la volontà di assicurare che i nostri prodotti autonomi siano i più godibili, capaci e sicuri ci spinge ad esplorare ulteriormente i limiti dell’innovazione. Cortex ci dà la possibilità di lavorare con partner fantastici, la cui esperienza ci aiuterà a realizzare la nostra visione per il futuro».

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